/ Cos’è la comicoterapia

Cos'è la Comicoterapia

 

La scienza della risata per il benessere fisico e psichico

La comicoterapia fa parte della categoria delle terapie cosiddette “alternative” perché, a differenza di quelle accademiche (medicina tradizionale), si basano sul principio olistico, secondo cui la salute, definita come “benessere integrale fisico, psichico e sociale della persona” dall’Organizzazione Mondiale della Salute OMS, è la risultante dell’interazione delle sue diverse componenti, corpo, mente e spirito, e non della loro semplice sommatoria. In generale l’ obiettivo di una terapia è riportare l’individuo da uno stato di malattia a uno di salute quindi un intervento di arteterapia può essere visto come un intervento volto a prendersi cura dell’altro con diversi mezzi espressivi (teatro, musica, disegno, danza) e con diverse tecniche a seconda della tipologia scelta (teatroterapia e comicoterapia, musicoterapia, arti pittoriche, danzaterapia).
In particolare l’obiettivo della Comicoterapia è facilitare il processo di rilassamento per la difesa dallo stress e potenziare la capacità di ridere e sorridere: una straordinaria medicina naturale che ognuno di noi può imparare a usare al meglio nella sua vita. Le tecniche sono mutuate dal teatro in generale e dal teatro comico in particolare.

Le novità più importanti ai fini della transizione del teatro verso la terapia sono state operate da Grotowski con il “teatro povero” e da Eugenio Barba e Peter Brook con “l’Odin Teatret”. Il teatro povero di Grotowski è un teatro in cui gli allestimenti spariscono per dare spazio alla relazione tra attore e pubblico mentre l’ Odin Teatret di Barba puà anche essere un luogo all’aria aperto in cui la relazione diventa “baratto culturale”. Dagli insegnamenti del lavoro dell’attore su sé stesso di Stanislawskij e dalla loro elaborazione da parte di Grotovski e Barba derivano le tecniche utilizzate dalla teatroterapia, usate per mettere le persone in condizioni di rappresentare i propri vissuti all’interno, in gruppo, attraverso la messa in scena mediata dall’arte del teatro. Una terapia a mediazione artistica che attinge però a tutto il teatro, quello greco a quello contemporaneo.
Il primo in Italia ad utilizzare il termine è stato Walter Orioli, psicologo fondatore della Federazione Italiana Teatroterapeuti (FIT). La teatroterapia si basa anche sulla psicoanalisi, dalle teorie dei sogni, dei simboli e dell’inconscio (Freud e Jung) alla teoria del valore del gioco (Winnicott) e risentono della psicoterapia dinamica. Si attua con l’uso di tecniche pre-espressive che agiscono su corpo, voce e gioco; tecniche espressive che si esercitano con l’improvvisazione e tecniche post espressive che si esprimono con la messa in scena (spettacolo) e l’analisi dei vissuti (verbalizzazione). Quando si parla di teatroterapia ci si riferisce anche allo psicodramma e alla drammaterapia.
Lo psicodramma (L. Moreno) usa la sperimentazione della dimensione di protagonista (io attore) attraverso la teatralizzazione e il supporto della gente comune (io ausiliario). Si svolge in tre fasi: riscaldamento (warming up); azione scenica (azione e teatralizzazione, role playing); verbalizzazione (sharing).
La drammaterapia (R. Landy) punta, attraverso il recupero della creatività ad arrivare alla piena espressione di sé, usa anche tecniche proiettive (maschere e burattini) per amplificare il vissuto di distanza e si svolge in tre fasi: fondazione, creazione e restituzione.

Anche la comicoterapia affonda le sue radici nel teatro: il clown (colono) che è la sua icona più classica, ha il suo prototipo nella figura del motore comico della commedia greca del V secolo. I motori comici erano rappresentati dai coloni o contadini che si erano spostati in città sortendo il riso perché erano fuori contesto. Questo meccanismo, che è alla base del riso, si evolve quando il clown arriva nel circo e nei teatri ma è sempre lo stesso: il disordine (clown rosso) comporta un contrasto con l’ordine (clown bianco) a cui la risata, sanzionatrice, riporta. Ma la funzione catartica e terapeutica del ridere ha forse radici ancora più lontane se si pensa ai riti della caccia delle popolazioni preistoriche che si concludevano con lo spalancare la bocca davanti all’animale catturato con il fine di scaricare l’adrenalina accumulata per la paura provata durante la caccia. E ancora ai riti dionisiaci (saturnali) con cui si prendeva parte alla nuova creazione del mondo attraverso la simulazione del caos primitivo e della festa che ne seguiva.
La funzione del riso è stata oggetto di studio della psicoanalisi (Freud) e della filosofia (Bergson) ma la sua valenza terapeutica è nota ai più grazie al film “Pacth Adams”.
Oggi per comicoterapia si intende l’insieme delle tecniche che, favorendo il riso e la risata, aumentano il benessere psicofisico e la possibilità di ridurre i sintomi di una malattia (esperienza clown dottore) o di guarirne (caso Norman Cousin).
La clownterapia praticata con bambini ospedalizzati con risultati comprovati a livello scientifico (studi ospedale Meyer di Firenze) ha rafforzato le teorie su una via emotiva per la salute (PNEI).

Le sessioni di comicoterapia si svolgono in uno spazio protetto nel quale poter dar sfogo alla propria creatività e alla propria fantasia con lo scopo di generare divertimento o anche solo un cambiamento dello stato d’animo. Gli effetti sono osservabili tanto nella prevenzione come nella cura e nella riabilitazione: attraverso le tecniche della comicoterapia si impara a gestire i conflitti interpersonali l’ansia e le paure e ad attingere alle proprie risorse interne per metterle a servizio dei nostri bisogni più profondi. La capacità di ridere di se stessi, di cogliere l’aspetto comico della vita ma anche di far ridere gli altri e di ridere con gli altri, è una delle armi più potenti per aumentare l’autostima, l’umore e il pensiero non stereotipato, nonché per migliorare la capacità di relazione. Ma, soprattutto, è una fonte inesauribile di emozioni positive che “fanno bene alla salute”.

I FONDAMENTI SCIENTIFICI DELLA COMICOTERAPIA - LA P.N.E.I.

Il fondamento scientifico di una via emotiva per la salute è riscontrabile nella Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), una branca della medicina d’avanguardia che studia l’influenza diretta delle emozioni sul corpo, secondo cui il legame tra la mente e il corpo è di tipo bidirezionale: le emozioni e lo stress agiscono sulla salute fisica e, a sua volta, la psiche influenza l’organismo stesso. In presenza di stress di breve durata (stress acuto), gli ormoni come l’adrenalina e il cortisolo, che vengono rilasciati, hanno un effetto positivo perché potenziano l’azione immunitaria e attivano la reazione fisica di adattamento. Ma quando si rimane imprigionati a lungo nelle emozioni negative (stress cronico) l’effetto passa da positivo a nocivo attivando dei meccanismi dannosi come la diminuzione o la soppressione della risposta immunitaria. La conoscenza dell’esistenza dei canali neuro-endocrini che comunicano le emozioni al sistema immunitario ci da un’importante informazione: se è vero che le emozioni negative ci possono fare ammalare anche vero che quelle positive ci possono far guarire, anche perché comportano, soprattutto con la risata, il rilascio di beta-endorfine, neurotrasmettitori che hanno proprietà analgesiche. La comicoterapia consente a tutti di agire sulla propria salute fisica attraverso le emozioni positive perché allena la capacità di riconoscerle, ri-generarle e usarle consapevolmente per sfruttarne appieno la preziosa funzione terapeutica.

 
 
 
 

Bibliografia

 

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